Spartiti – “Austerità”

“La storia siamo noi, quasi nessuno si senta escluso”

La voce di Max Collini torna ancora una volta a decantare in un ampio calice le parole tratte da un piccolo mondo talmente sbiadito da sembrare irreale, sotto il peso consueto di tonnellate di malinconia. Questa volta è “Spartiti” il luogo naturale dove adagiarsi, assieme a Jukka Reverberi che prende posto alla parte musicale, lo stesso che aveva fatto capolino simbolicamente nel suo passato in una canzone degli Offlaga Disco Pax, forse una delle più famose, Piccola Pietroburgo. Collini e Reverberi in comune, oltre all’amore per la musica, hanno anche la vicinanza e la frequentazione di un partito consegnato ormai alla storia, che fa da sfondo anche a questa produzione, raccontato proprio nel momento del suo sfaldarsi nella terza traccia del disco, Babbo Natale. Il materiale narrativo che va a comporre “Austerità” si muove su binari molto spesso diversissimi fra di loro, tra tracce che traggono la loro ragion d’essere dal potere emotivo ed evocativo, e lunghi episodi il cui racconto appare perfino estenuante. Tra i testi utilizzati in questo lavoro, Max Collini non si serve solo della sua penna ma va a pescare brani scritti da terzi per altre faccende, come Simone Lenzi, Paolo Nori e Simona Vinci.

Il connubio fra Collini e Reverberi intrapreso molti anni fa, già nel 2007, come pura e semplice divagazione artistica assolutamente estemporanea e non strutturata, si è nel tempo rafforzato fino a diventare uno spettacolo che da qualche anno a questa parte i due transfughi, rispettivamente, da Offlaga Disco Pax e Giardini di Mirò hanno proposto live in diverse occasioni, realizzando anche un cd registrato dal vivo. L’equilibrio fra i due, evidentemente perfezionato in questi anni insieme, si rivela assolutamente godibile e incredibilmente incantevole: se da un lato ritroviamo la grande capacità affabulatrice a cui Collini ci ha abituato da tempo, dall’altro la direzione musicale di Reverberi consegna ai racconti un’aura quasi mitica, arricchendoli in maniera decisiva con degli intrecci chitarristici potentissimi e minimali, a volte fatti di pochissime note poste al centro della scena, rimboccati qua e là da ritmiche fatte solo di campionamenti. E così prendono forma pezzi da 10 e lode come [continua a leggere]

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